La barzelletta dei tre amici in Paradiso con San Pietro che ti farà sbellicare dalle risate

Ridere è una delle attività più antiche e universali che l’essere umano conosca, eppure la scienza fatica ancora a spiegarne i meccanismi con precisione. Secondo gli studi del neurologo Robert Provine, la risata è prima di tutto un fenomeno sociale: ridiamo il 30% in più in compagnia rispetto a quando siamo soli. Ma cosa ci fa ridere? Essenzialmente l’incongruenza cognitiva, cioè quando il cervello si aspetta qualcosa e riceve tutt’altro. E non siamo gli unici: ratti e scimpanzé producono suoni analoghi alla risata durante il gioco. Anche il Paradiso, a quanto pare, non è immune da questo meccanismo.

L’umorismo ha radici profondissime. Gli Antichi Romani erano grandi estimatori della satira: Marziale e Giovenale prendevano di mira politici, ricchi arrivisti e mogli infedeli con un cinismo che farebbe impallidire certi comici moderni. Il bersaglio preferito? L’ipocrisia sociale e — già allora — i tradimenti coniugali. Alcune cose, evidentemente, non cambiano mai.

La barzelletta

Tre amici, appassionati di automobili e corse, muoiono in un incidente stradale. Arrivano davanti a San Pietro, che decide di lasciarli entrare in Paradiso. Uno dei tre chiede timidamente:

«Avremmo un piccolo desiderio… abbiamo dedicato la vita ai motori e vorremmo avere una macchina anche qui su.»

San Pietro sfoglia i regolamenti celesti e annuncia che è possibile, con una clausola:

«La cilindrata sarà inversamente proporzionale alle vostre avventure galanti. Più donne avete frequentato, più la vettura sarà piccola.»

Il primo ammette una quindicina di storie e riceve le chiavi di una Fiat Punto. Il secondo diventa scarlatto, perde il conto, e si ritrova con una Fiat 500. Il terzo, Davide, dichiara con voce ferma:

«Io ho amato una sola donna: mia moglie. Non ho mai guardato nessun’altra.»

San Pietro, visibilmente commosso, gli consegna le chiavi di una Ferrari Testarossa.

I tre girano felici per il Paradiso, finché un giorno i due amici trovano Davide seduto su un marciapiede, la testa tra le mani, che piange in modo disperato. Preoccupati, gli si avvicinano:

«Davide, cos’è successo?»

Lui risponde tra i singhiozzi:

«È che… ho appena visto mia moglie…»

«Ma dai! Prima o poi capita a tutti, almeno potrete rivedervi!»

«Sì… infatti l’ho vista… solo che… andava sui pattini a rotelle.»

Perché fa ridere

Il meccanismo comico si basa su un classico colpo di scena finale. Per tutta la barzelletta il lettore si aspetta che il dramma di Davide sia legato alla perdita della moglie o a un incontro doloroso. Il finale ribalta tutto: la moglie è in Paradiso anche lei, ma i pattini a rotelle — simbolo di chi si sposta a piedi, senza motore — rivelano che anche lei ha rispettato la sua promessa di fedeltà. Peccato che questo, nel sistema di San Pietro, si traduca nel mezzo di trasporto più umile possibile. L’ironia colpisce Davide proprio nel momento di massima virtù: la sua onestà premia lui con una Ferrari, ma condanna sua moglie ai pattini. Il Paradiso, a quanto pare, premia i giusti in modo molto selettivo.

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